Cane che abbaia in condominio: cosa dice il regolamento

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Si dice che can che abbaia non morde, ma in condominio di sicuro può infastidire le orecchie dei vicini, che potranno lamentarsi dei rumori dell’amico a quattro zampe. 

Una situazione molto più comune di quanto si pensi, tanto che l’abbaio di un cane è tra i rumori più diffusi in condominio, che irrompono negli orari di silenzio

Questo è dovuto non solo al temperamento del cane, ma anche al numero crescente degli animali da compagnia in casa. 

Infatti, secondo una stima Eurispes del 2022, il 44,7% degli italiani ha un cane in casa; situazione che aumenta le probabilità di sentire abbaiare nel proprio condominio.

A tal proposito, cosa dice la legge e il regolamento di condominio sugli animali? 

Quando si inizia a parlare di disturbo alla quiete pubblica? 

Si possono avere dei cani in condominio? 

Sì, la legge ammette gli animali domestici. Infatti, nella riforma del condominio del 2013 (n. 220/2012), la decisione è stata aggiunta in modo esplicito nell’articolo 1138 del Codice Civile:  

Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici.

Ne consegue che il regolamento condominiale, o qualsiasi decisione presa in assemblea condominiale, deve ammettere gli animali domestici all’interno di un condominio

Una decisione che è stata messa nero su bianco, perché fino a qualche anno fa, si vietava spesso l’accesso di animali domestici in ascensori, scale e altri spazi in comune, costringendo il proprietario a tenere il cane in braccio per portarlo fino in appartamento. 

Quindi, ogni tentativo di contattare l’amministratore condominiale per vietare animali domestici e cani, esporre lamentele o proporre di limitare l’uso degli spazi in comune agli animali domestici non potrà incidere sulle decisioni. 

Infine ricordiamo che è impossibile pretendere che il cane smetta di abbaiare o che non lo faccia del tutto, perché è il suo naturale modo di esprimersi e di comunicare. 

Avere un cane in condominio: le regole da rispettare 

Se la nuova legge tutela gli amici a quattro zampe, non bisogna comunque dimenticarsi di rispettare anche i vicini di casa e avere del buon senso per una convivenza civile. 

Per questo il padrone ha la responsabilità di sorvegliare il proprio cane, evitare situazioni di pericolo e seguire delle regole negli spazi in comune:  

  • portare il cane al guinzaglio (non più lungo di 1,50 m)
  • mettere la museruola al cane in ascensore (è obbligatoria) 
  • assicurare un livello di igiene decoroso dell’animale e vaccinazioni complete 
  • far passeggiare il cane nel cortile condominiale (se ammesso dal regolamento)
  • evitare che il cane faccia i bisogni all’interno del palazzo condominiale 
  • rimediare e pulire se il cane sporca scale, pianerottoli, ascensore e altre parti in comune.

Si può lasciare inoltre che il cane faccia i suoi bisogni nelle aree verdi comuni, come il giardino condominiale, ma il padrone deve far attenzione a non far danneggiare le piante e a raccogliere le feci per gettarle in appositi contenitori. 

Se invece il cane arreca danni ad esempio allo zerbino del vicino, il padrone deve risarcire il danno, ma se il cane morde una persona o la ferisce gravemente, il padrone deve risarcire e rispondere penalmente per lesioni.

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Rumori del cane e disturbo alla quiete pubblica: come evitarlo 

Quando il rumore arriva non solo ai vicini di casa, ma a tutto il palazzo condominiale o agli edifici vicini, si parla di disturbo alla quiete pubblica. 

Per evitare che il cane possa arrivare a tanto, il padrone non deve infastidirlo e deve evitare situazioni di disagio, come lasciare il cane da solo in casa per troppo tempo oppure senza né cibo né acqua. 

Se nonostante gli sforzi, il padrone non riesce a tenere a bada il proprio cane, potrebbe rivolgersi a un centro di addestramento dove educare il cane a obbedire ai comandi.

E se proprio non dovesse bastare nemmeno questo tentativo, si potrebbe sempre insonorizzare la casa per attutire i rumori.

Cosa succede se il cane disturba sempre di notte? 

Il proprietario dell’animale potrebbe dover pagare un risarcimento, così come previsto dalla Corte di Cassazione (n. 23408/2022) lo scorso luglio a Caltanissetta, dove è stato esaminato il caso di un vicino che stava rischiando il licenziamento a causa del mancato riposo (dovuto al disturbo notturno del cane) e quindi di concentrazione sul luogo di lavoro. 

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