Difformità nelle parti comuni del condominio e vendita dell’immobile: cosa sapere

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Quando si decide di vendere un appartamento in condominio, uno degli aspetti che più spesso viene sottovalutato, e che potrebbe addirittura bloccare o compromettere la compravendita, riguarda le difformità urbanistiche nelle parti comuni

Non si tratta di un problema raro: molti edifici condominiali, soprattutto quelli costruiti tra gli anni ’60 e ’80, presentano difformità tra lo stato di fatto e i titoli edilizi originari. E quando queste irregolarità emergono durante il rogito, possono generare ritardi, costi imprevisti e, nei casi più gravi, l’impossibilità di concludere la vendita.

Cosa si intende per difformità nelle parti comuni del condominio

Una difformità edilizia o urbanistica si verifica quando lo stato fisico di un immobile (o di parte di esso) non corrisponde a quanto autorizzato nei titoli abilitativi (concessione edilizia, permesso di costruire, SCIA, DIA, ecc.) o non rispetta le norme urbanistiche vigenti al momento della realizzazione.

Nelle parti comuni del condominio, le difformità più frequenti riguardano:

  • modifiche alla sagoma esterna dell’edificio (ampliamenti, sopraelevazioni, modifiche delle facciate);
  • realizzazione o chiusura di porticati, androni, logge e balconi condominiali;
  • variazioni nei cortili o nelle aree esterne rispetto al progetto approvato;
  • realizzazione di locali tecnici, vani scala o parcheggi non previsti;
  • abusi edilizi commessi da un singolo condomino, ma che interessano strutture o spazi comuni.

Differenza tra difformità parziale, totale e abuso edilizio

È importante distinguere le diverse tipologie perché, ovviamente, possono avere conseguenze e soluzioni diverse.

  • Difformità parziale: variazioni di modesta entità rispetto al progetto approvato, in genere sanabili con una pratica edilizia.
  • Difformità totale: la costruzione si discosta integralmente dal titolo abilitativo, situazione più grave e complessa da regolarizzare.
  • Abuso edilizio: opera realizzata senza alcun titolo abilitativo, soggetta alle sanzioni previste dal D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia).

Quando una difformità può influire sulla vendita di un immobile

Non tutte le difformità bloccano automaticamente una compravendita, ma è fondamentale sapere quando e come possono incidere sul processo di vendita.

In Italia, la legge prevede che un immobile possa essere compravenduto solo se conforme ai titoli edilizi o in presenza di una sanatoria valida. Il notaio, al momento del rogito, è tenuto a verificare la regolarità urbanistica dell’immobile. Se emergono difformità non sanate nelle parti comuni, l’atto può essere sospeso o, nei casi più gravi, non essere stipulato.

Più nello specifico, una difformità nelle parti comuni può influire sulla vendita quando:

  • costituisce una variazione essenziale rispetto al titolo abilitativo;
  • è stata realizzata in assenza di qualsiasi permesso;
  • riguarda parti strutturali dell’edificio (pilastri, muri portanti, scale condominiali);
  • il Comune o l’Ente preposto ha già avviato procedimenti di ripristino o demolizione.

Al contrario, difformità di lieve entità (come piccole variazioni nelle finiture esterne o nelle pertinenze) possono non impedire la vendita, a condizione che vengano dichiarate correttamente nell’atto e, se necessario, sanate.

Parti comuni e conformità urbanistica: cosa verificare prima del rogito

Prima di avviare la vendita di un appartamento in condominio, è essenziale effettuare una verifica preliminare della conformità urbanistica che riguardi sia le parti private sia le parti comuni; ed è proprio quest’ultimo l’aspetto spesso trascurato.

Documenti da controllare prima della vendita

Vediamo quali sono i principali documenti da reperire e verificare. Per un quadro completo su cosa serve per vendere casa oggi, inclusi gli adempimenti fiscali e burocratici, è utile partire proprio dalla verifica urbanistica dell’intero fabbricato.

  • Titoli abilitativi dell’edificio: concessione edilizia originaria, eventuali varianti, sanatorie già depositate.
  • Planimetrie catastali: devono corrispondere allo stato di fatto attuale, sia per le unità private sia per le parti comuni.
  • Agibilità o abitabilità: attestato che certifica il rispetto delle condizioni di sicurezza e igiene dell’immobile.
  • Certificato di destinazione urbanistica: indica la classificazione dell’area su cui sorge l’edificio.
  • Eventuali provvedimenti del Comune: ordinanze di demolizione, diffide, procedimenti sanzionatori a carico del condominio.

La verifica di questi documenti va condotta prima di firmare il compromesso, non solo prima del rogito. Scoprire una difformità nelle parti comuni in fase avanzata della trattativa può creare controversie difficili da gestire e costi inattesi.

Responsabilità del venditore e del condominio

Chi è responsabile delle difformità nelle parti comuni? La risposta dipende dalla natura della difformità e da chi l’ha realizzata o tollerata nel tempo.

La responsabilità collettiva del condominio

Le parti comuni sono di proprietà condominiale (art. 1117 c.c.). Di conseguenza, la responsabilità per le difformità che le riguardano ricade sull’intero condominio, rappresentato dall’amministratore. Le spese per la regolarizzazione, se deliberata dall’assemblea, vengono ripartite tra i condomini in base alle tabelle millesimali, salvo diversa delibera.

Le responsabilità del venditore

Il venditore di una singola unità immobiliare ha l’obbligo di:

  • dichiarare nell’atto notarile tutte le difformità di cui è a conoscenza;
  • non omettere informazioni rilevanti sulla conformità dell’immobile (obbligo di buona fede precontrattuale ex art. 1337 c.c.);
  • rispondere per i vizi occulti se emergono dopo la vendita e non erano stati dichiarati (art. 1490 c.c.).

Il venditore non può essere ritenuto responsabile di difformità di cui non era a conoscenza e che non era tenuto a conoscere. Tuttavia, ignorare sistematicamente lo stato del condominio non è una giustificazione accettabile, specialmente per chi è proprietario da anni.

Cosa succede se emergono difformità durante la compravendita

Se durante la fase istruttoria o al momento del rogito emergono difformità nelle parti comuni, si aprono diversi scenari possibili.

  • Sospensione dell’atto notarile: il notaio può sospendere o rifiutare la stipula se le difformità rendono l’immobile non commerciabile ai sensi di legge.
  • Riduzione del prezzo: venditore e acquirente possono concordare una riduzione del prezzo per tenere conto dei costi necessari alla sanatoria.
  • Obbligo di sanatoria preventiva: in alcuni casi, la compravendita viene subordinata alla presentazione e approvazione della pratica di sanatoria prima del rogito.
  • Recesso dal preliminare: se la difformità era ignota all’acquirente al momento del compromesso, questi può esercitare il diritto di recesso con restituzione della caparra (o doppia caparra se la colpa è del venditore).
    Per questo, chi acquista dovrebbe sempre sapere come comprare casa senza sorprese e richiedere tutta la documentazione condominiale prima di firmare.
  • Contestazione post-vendita: se la difformità emerge dopo il rogito, l’acquirente può agire in giudizio per vizi del bene compravenduto entro i termini di legge.

Sanatoria delle difformità nelle parti comuni

La sanatoria edilizia è la procedura attraverso cui è possibile regolarizzare a posteriori opere realizzate senza titolo abilitativo o in difformità da esso, a condizione che siano conformi alla normativa urbanistica ed edilizia vigente al momento della presentazione della domanda (cosiddetto condono edilizio o accertamento di conformità ex art. 36 D.P.R. 380/2001).

Sul fronte normativo, vale la pena ricordare che il Decreto Salva Casa 2025 ha introdotto importanti semplificazioni per la regolarizzazione delle difformità di lieve entità, ampliando i casi in cui è possibile procedere in sanatoria senza necessità di demolizione o ripristino. Una novità rilevante per molti condomini che si trovano ad affrontare irregolarità storiche.

Come funziona la sanatoria per le parti comuni

Poiché le parti comuni appartengono a tutti i condomini, la decisione di procedere con la sanatoria deve essere deliberata in assemblea condominiale. Il procedimento tipico prevede:

  • delibera assembleare con le maggioranze previste dal regolamento o dalla legge;
  • incarico a un tecnico abilitato (geometra, architetto, ingegnere) per la redazione della pratica;
  • presentazione della domanda di sanatoria al Comune competente;
  • pagamento delle oblazioni e sanzioni previste;
  • rilascio del titolo in sanatoria da parte dell’ente.

Non tutte le difformità sono sanabili. Le opere in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti o realizzate su aree sottoposte a vincoli paesaggistici, idrogeologici o sismici possono non essere ammesse a sanatoria, con conseguente obbligo di demolizione o ripristino.

Il ruolo dell’amministratore nella gestione delle irregolarità

L’amministratore di condominio gioca un ruolo centrale nella gestione delle difformità nelle parti comuni. Secondo l’art. 1130 c.c., l’amministratore ha il dovere di curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale, che deve contenere (tra le altre informazioni) i dati catastali dell’edificio e ogni variazione rilevante della struttura condominiale.

In pratica, ciò significa che l’amministratore dovrebbe:

  • essere a conoscenza delle eventuali difformità esistenti;
  • informare i condomini in assemblea quando emergono irregolarità segnalate da un tecnico o dall’ente pubblico;
  • promuovere la delibera per avviare le pratiche di sanatoria, se fattibile;
  • fornire, su richiesta di un condomino che intende vendere, la documentazione relativa allo stato del fabbricato, comprese eventuali pratiche edilizie in corso.

Un amministratore preparato e proattivo è una risorsa fondamentale per prevenire problemi in fase di compravendita. La trasparenza nella gestione documentale del condominio riduce il rischio di sorprese e tutela tutti i condomini, non solo chi vuole vendere.

Come prevenire problemi nella vendita di un appartamento in condominio

La prevenzione è sempre più efficace (e meno costosa) della gestione dell’emergenza. Ecco un approccio strutturato per chi vuole vendere un appartamento in condominio senza inconvenienti.

  • Avviare una due diligence documentale preventiva: raccogliere tutta la documentazione urbanistica prima ancora di mettere l’immobile sul mercato.
  • Incaricare un tecnico abilitato: un professionista esperto può confrontare lo stato di fatto con i titoli abilitativi e individuare eventuali difformità prima che le rilevi il notaio.
  • Richiedere all’amministratore una relazione sullo stato del fabbricato: comprensiva di eventuali contenziosi, procedimenti in corso, delibere assembleari recenti.
  • Verificare la conformità catastale: le planimetrie depositate al catasto devono rispecchiare l’effettivo stato dei luoghi, sia per l’appartamento sia per le parti comuni rilevanti.
  • Essere trasparenti con l’acquirente: dichiarare le difformità esistenti tutela il venditore da contestazioni post-vendita e crea un rapporto di fiducia che facilita la trattativa.

Perché una gestione condominiale trasparente facilita le compravendite

Un condominio ben gestito, con documentazione in ordine e una storia amministrativa trasparente, aumenta concretamente il valore dei singoli appartamenti e rende le compravendite più fluide e sicure.

Quando l’amministratore mantiene aggiornato il registro di anagrafe condominiale, tiene traccia di tutte le variazioni edilizie e convoca assemblee tempestive per affrontare irregolarità emergenti, i condomini che vogliono vendere possono:

  • presentare documentazione completa e aggiornata all’acquirente e al notaio;
  • evitare rallentamenti dovuti a richieste di documentazione urgente;
  • dimostrare all’acquirente che il condominio è affidabile e privo di contenziosi irrisolti;
  • ridurre il rischio di sorprese last-minute che possono rimandare o far saltare il rogito.

Al contrario, un condominio con archivi lacunosi, riunioni assembleari saltate e lavori non documentati è una fonte costante di incertezza che si riflette negativamente su chi vuole vendere il proprio immobile.

Domande frequenti sulle difformità nelle parti comuni e la vendita immobiliare

Le difformità nelle parti comuni impediscono sempre la vendita?

No, non sempre. Dipende dalla gravità della difformità. Le variazioni di lieve entità, se dichiarate, possono non impedire il rogito. Le difformità essenziali o gli abusi edilizi non sanabili, invece, possono bloccare la compravendita.

Chi paga la sanatoria delle parti comuni?

In genere, le spese di sanatoria delle parti comuni sono ripartite tra tutti i condomini in base alle tabelle millesimali, salvo che l’assemblea deliberi diversamente o che la responsabilità sia attribuibile a uno specifico soggetto.

Posso vendere casa se il condominio ha un abuso edilizio?

Dipende dalla natura dell’abuso e dal suo impatto sulla commerciabilità dell’immobile. In molti casi è necessario avviare prima la sanatoria o concordare con l’acquirente le modalità di gestione della situazione. È sempre consigliabile un parere legale e tecnico preventivo.

Cosa deve comunicarmi l’amministratore prima di vendere?

L’amministratore deve fornire, su richiesta, le informazioni sullo stato del fabbricato contenute nell’anagrafe condominiale: titoli abilitativi, eventuali irregolarità note, delibere assembleari, spese straordinarie deliberate e procedimenti in corso.

Cosa rischio se vendo un immobile con difformità non dichiarate nelle parti comuni?

Se non dichiari una difformità di cui eri a conoscenza, rischi una contestazione per vizi del bene e potenzialmente una richiesta di riduzione del prezzo o di risoluzione del contratto. Nei casi più gravi, puoi essere citato in giudizio per responsabilità precontrattuale o per dolo.

L’accertamento di conformità è sempre possibile?

No. La sanatoria per accertamento di conformità (art. 36 D.P.R. 380/2001) è possibile solo se l’opera era conforme alla normativa urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione sia al momento della domanda (doppia conformità). Se queste condizioni non sono rispettate, la sanatoria non è ammissibile.

Affrontare le difformità nelle parti comuni richiede competenza tecnica, una gestione documentale rigorosa e una comunicazione chiara tra condomini, amministratore e professionisti del settore. 

Estia supporta gli amministratori condominiali nella tenuta dell’anagrafe condominiale, nella gestione delle pratiche edilizie e nella comunicazione trasparente con i condomini, anche in situazioni complesse come la regolarizzazione di difformità urbanistiche.

Un condominio gestito con ordine e trasparenza è un condominio in cui è più facile vendere, comprare e vivere. 

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